Langhe

DiAmministratore

Giu 1, 2013

Recensione

Tra chi non poteva, chi stava male, chi era partito, chi non era ancora tornato, fatti i conti, alla fine siamo in sette.
Che fare? Ma si va lo stesso! Il presidente si trasforma in autista, ci carica su di un pulmino Ducato e via!
La strada è lunga? Macchè, il nostro eroe, incurante del le raccomandazioni della first lady, acceleratore a tavoletta e con una media di 180 km all’ora, in meno di 5 ore ci porta a destinazione. Da noi piove ma quassù c’è bel tempo.
Breve sosta all’hotel Asti per riprendere fiato e si va a pranzo all’enoteca di Mombaruzzo, il paese degli amaretti dove ci aspetta il nostro amico Carlo.
Parco il menù: antipasto di coscette di pollo e vitel tonnè con spumantino bianco, pasta al ragù, stinco e patate arrosto con barbera e amaretti con grappa.
Comperiamo un pò di amaretti (sono, ehm, erano deliziosi di una pasta morbida che si scioglie in bocca…) e andiamo a visitare la rinomata grapperia Berta.
Dopo la degustazione di vari tipi di grappa, liquore all’amaretto e al caffè e, naturalmente, amaretti, una simpatica guida ci fa visitare il museo e la grapperia. Barcolliamo ma teniamo duro…
E pronti per la cena!!! Andiamo al ristorante Laghetto per una cena di fricassà mescià. Dopo l’antipasto ci vengono fornite 15 portate di fritto, veramente, ne erano previste 18, ma, saputo che alla 16°ci avrebbero servito rane, ci siamo arresi, senza però rinunciare al dolce!
La mattina successiva, davanti a una fetta di crostata abbiamo giurato che non avremmo toccato cibo fino all’ora di pranzo, tanto eravamo ancora satolli. Infatti…
Stamattina c’è il cambio di guida, tocca a Ticconi che giura e spergiura che non toccherà alcole.
In paese c’è la festa degli adottanti con sbandieratori e sfilata storica. Al termine viene offerta la tipica colazione piemontese, con pane, salumi, formaggio, pancetta, acciughe al verde e barbera. Che fare, non assaggiare? E allora tutti con piatto in mano!E, indovinate chi è il primo a riempirsi il bicchiere?
Poi, Francesco, un giovane enologo ci accompagna a visitare la sua azienda agricola per qualche assaggio.
Conosciamo sua madre, un tipo veramente speciale che, mentre parlava a raffica, ci offre di tutto: salame, toma d’alpeggio, gorgonzola, cougnà e tutti i vini di loro produzione: barolo, barbera, moscato, armeis.
Ticconi cerca di convincerci che avevamo capito male, che aveva detto che non avrebbe toccato vino nel pomeriggio, pertanto…
Carichiamo di bottiglie il pulmino e andiamo a pranzo all’ Oca giuliva.
Menù: Vitel tonnè, lingua in salsa verde, peperoni con la bagna cauda, tajarin al ragù, brasato al barolo e semifreddo al caffè. Ci credereste? Siamo riusciti a mangiare tutto!
Sosta a casa di Carlo per caricare il vino dell’Accademia e, stanchi ma satolli, siamo tornati a casa sotto una pioggia continua….
In conclusione, più che una gita è stata è una grande abbuffata, ma siatene certi, ci siamo fatti onore!!! E come al solito, ha avuto torto chi non è venuto!!!

E ora, al posto del consueto vocabolario, ecco le portate di fritto

Amaretti
Banane
Coniglio, carote, cervello di bue
Fettina di vitello,Finocchi, funghi
Lumache(naturalmente senza guscio)
Mele
Petto di pollo, polpette
Salsicce, semolino
Zampine di maiale

il tutto servito con spicchi di limone,salsa remoulade e salsa piccante che chiamano ‘bagnetto’.